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Tra arte e costume Tra arte e costume

Musicisti e mondo teatrale nel primo Ottocento

Lettera di Vincenzo Bellini all’editore Ricordi scritta da Puteaux il 3 settembre 1835

Lettera di Vincenzo Bellini all’editore Ricordi scritta da Puteaux il 3 settembre 1835

La figura di un Bellini oculato amministratore di sé nel panorama caotico e variopinto del teatro musicale ottocentesco, emerge nell’epistolario del musicista.

Molti elementi sovrintendevano alla riuscita di un’opera, dalla scelta del teatro alla capacità dell’impresario di allestire spettacoli di alto livello, con cantanti di prim’ordine e nuove composizioni idonee ad incontrare il favore di quel pubblico che Bellini riteneva «supremo giudice» nelle opere teatrali.

Per Bellini l’aspetto della trattativa economica e delle condizioni da porre assumeva un’estrema importanza, tanto da riuscire a contrattualizzare per le proprie opere prezzi esorbitanti per l’epoca ed a vivere con i soli proventi delle sue composizioni.

«Io esigo, è vero, per una mia opera il doppio e forse anche il triplo di quello che i maestri miei coetanei si fanno pagare ordinariamente [...] per la potentissima ragione, che il tempo che io impiego per comporre una sola, è occupato dai miei colleghi maestri, a scriverne due o tre.»


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